La diagnostica è la branca più tradizionale della radiologia, in cui il medico radiologo è in grado di individuare le patologie all’interno del corpo del paziente utilizzando diverse tecniche. Il medico radiologo, infatti, ha il doppio ruolo sia di indicare quale sia la migliore metodica di imaging per ogni patologia, definendo un percorso diagnostico completo, ma è specializzato nel saper interpretare le immagini radiologiche alla luce dei sintomi del paziente e dell’esame clinico.
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Ecografia muscolotendinea: l’apparato muscoloscheletrico ha in gran parte una localizzazione piuttosto superficiale nel corpo umano. Per questo motivo, l’ecografia è uno strumento eccellente per studiarlo. Infatti, l’ecografia riesce a studiare con un dettaglio elevatissimo tutte le strutture (tendini, legamenti, muscoli) che sono situati nei primi centimetri di profondità sotto la cute. Inoltre, per le sue caratteristiche, l’ecografia consente anche di vedere le strutture in movimento, magari facendo riprodurre al paziente quella posizione o gesto che risulta particolarmente fastidioso. Per sua natura, tuttavia, l’ecografia non è in grado di studiare strutture anatomiche più profonde o nascoste dall’osso, come ad esempio gli spazi articolari di alcune articolazioni: per questo motivo, in alcuni casi, la risonanza magnetica viene utilizzata come completamento o addirittura come primo esame diagnostico. Non è necessaria alcuna preparazione.
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Ecografia dei nervi periferici: pur facendo parte del sistema nervoso periferico, i nervi periferici decorrono all’interno delle strutture dell’apparato muscoloscheletrico. Per questo, l’ecografia rappresenta la metodica ideale per il loro studio. Rispetto alla semplice ecografia muscolotendinea, però, lo studio dei nervi periferici richiede una specifica conoscenza dell’anatomia e l’utilizzo di apparecchiature ecografiche molto avanzate, data la ridotta dimensione dei nervi in alcuni punti del corpo. Non è necessaria alcuna preparazione.
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Ecografia delle anse intestinali: le anse dell’intestino tenue (o piccolo intestino) possono essere facilmente studiate con l’ecografia, soprattutto quando si vuole indagare un piccolo tratto di intestino. L’ecografia è infatti in grado di studiare correttamente lo spessore della parete, la presenza di ispessimenti, la motilità delle anse ed altri reperti che possono orientare efficacemente la diagnosi del gastroenterologo. In alcuni casi, può essere richiesta l’assunzione orale di un particolare liquido, che migliora la visibilità. Per eseguire l’esame, è necessario un digiuno di almeno quattro ore.
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Ecografia peniena dinamica: lo studio dinamico del pene può essere richiesto quando sia necessario capire se il flusso vascolare è normale o presenta delle alterazioni. Ci sono altri casi in cui è necessario valutare la presenza di eventuali ispessimenti a placca delle fasce sottocutanee. L’esame prevede l’iniezione di un farmaco con un ago molto sottile, al fine di stimolare l’erezione e permettere una corretta valutazione del quadro clinico. Non è necessaria alcuna preparazione.
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Ecografia di addome e tiroide: l’addome e la tiroide sono le regioni anatomiche che vengono ‘tradizionalmente’ studiate con l’ecografia. Essa infatti rappresenta l’esame che viene comunemente richiesto dal clinico dopo il primo esame, per fare una valutazione generale delle condizioni del paziente oppure per indagare nello specifico un sintomo o delle alterazioni emerse dagli esami del sangue o altri esami strumentali. E’ un esame non fastidioso e che richiede pochi minuti. Nell’addome, esso consente di studiare fegato, cistifellea e vie biliari, gran parte del pancreas, milza, reni, prostata o utero/ovaie, vescica e cavità addominale. Nel collo, oltre alla tiroide, l’esame consente di andare a studiare le ghiandole salivari ed i linfonodi locali alla ricerca di eventuali patologie. Per l’ecografia dell’addome, è necessario un digiuno di almeno quattro ore e la vescica piena.
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Risonanza magnetica dell’apparato muscoloscheletrico e della colonna vertebrale: la risonanza magnetica (o RM) è l’esame che consente di studiare in maniera completa e molto approfondita l’apparato muscoloscheletrico e la colonna vertebrale in tutte le loro componenti: osso e il suo contenuto, muscoli, tendini, legamenti, cartilagine e fibrocartilagini come il menisco del ginocchio. Rispetto all’ecografia muscoloscheletrica, che studia i primi centimetri al di sotto della cute, la risonanza magnetica riesce a studiare anche le strutture più profonde, mettendo in evidenza molto bene le aree patologiche. Per eseguire questo esame non è necessaria alcuna preparazione specifica, ma bisogna prestare molta attenzione se il paziente ha nel corpo dei materiali metallici perché potrebbero interagire col forte campo magnetico utilizzato. Non è necessaria alcuna preparazione.
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Artro-RM e artro-TC: sia la risonanza magnetica che la tomografia computerizzata, ciascuna con diverse caratteristiche, consentono di studiare in dettaglio le articolazioni e le strutture circostanti. Lo spazio interno di alcune articolazioni, tuttavia, come la spalla, il polso e l’anca, è molto compatto e in alcuni casi il semplice esame RM o TC può non essere sufficiente. Per questo, è possibile iniettare all’interno dell’articolazione interessata un particolare liquido, detto mezzo di contrasto, che ha la doppia funzione di distendere maggiormente lo spazio articolare e di verniciarne le superfici interne. Questa operazione ha lo scopo di identificare anche le lesioni più piccole che non sarebbero visibili con l’esame convenzionale. Non è necessaria alcuna preparazione.
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Risonanza magnetica dell’intestino (entero-RM): le anse dell’intestino tenue (o piccolo intestino) possono essere colpite da patologia lungo tutta la loro estensione. L’ecografia è molto utile se si vuole studiare un breve tratto di intestino, mentre se è necessario fare una valutazione più panoramica si deve ricorrere alla entero-RM. Essa consiste in una risonanza magnetica dell’addome eseguita dopo che il paziente ha bevuto circa un litro di un particolare liquido che consente di distendere adeguatamente l’intestino. Con questo esame si può quindi fare una valutazione globale di tutto il piccolo intestino, riconoscendo ispessimenti della parete, restringimenti o infiammazioni. Per eseguire l’esame, è necessaria una dieta priva di scorie per i tre giorni precedenti all’esame ed il digiuno dalla sera precedente.